venerdì, 20 luglio 2007
Questo remake USA di una telenovella colombiana “Betty la fea” (Betty la brutta) è stato analizzato da Edmondo Berselli su “l'Espresso” (n. 28, pag. 117) che giunge alla conclusione che in pratica l'interpreta non come una possibilità anche per i brutti di emergere, ma subliminalmente, l'esatto contrario. Siete brutti/e? Mettetevi l'anima in pace, Ugly Betty è solo fiction, finzione, fuffa, fiaba a lieto fine. Io ho veduto solo la prima puntata di questo programma. Perché non mi è piaciuto come gli yankees hanno trasportato le situazioni da Bogotà a New York. Però ho cominciato, lo scorso anno zappiccando, a vedere a balzelloni Betty la Fea. Fin dalle prime scene mi balzò agli occhi una particolarità: non era una classica telenovella strappa lacrime, ma c'era una vena satirica. Basti ricordare alcuni personaggi: Ugo, lo stilista, che appare come una “vecchia checca” (non è un espressione omofobica, è la constatazione di come viene caratterizzato quel personaggio, io non credo che gliomosessuali si comportino così), sempre sopra le righe. Patrizia, la bionda finta, un'accidiosa ed invidiosa addetta a far... da riempitivo, il voltoun po' cavallino ma minigonne mozzafiato. La “Banda delle racchie”, che non son tutte racchie, con vari tic o manie. La cartomante, la mangiona, la moglie abbandonata, la zitella incallita, la bella receptionist). Gutierrez, il capo del personale, con il vezzo di esprimersi in inglese, e sempre pronto a cercar di sfruttare la sua posizione per ottenere favori sessuali, che invariabilmente non riceve. Il fattorino Fred, che parla quasi in poesia, innamorato della receptionist, e pronto a corteggiare altre belle donne, per ingelosirla. Il ticket di avvocati assunti da Nicola Mora, amico di Betty e brutto se possibile più di lei, per risolvere questioni legali legate all'ECOMODA, (una casa Forester, in sedicesimo) ma di cui non parlo per non togliere ogni “suspence” a chi volesse seguire la telenovella. Poi ci sono Betty, Il dottor Armando, la perfida Marcella con un fratello peggiore, Mario, cinica eminenza grigia di Armando, poi il “tirannico” padre di Betty e la dolce madre (che nella versione statunitense è morta). Insomma, non è una commedia o una farsa, però c'è abbastanza autoironia che sinceramente non mi aspettavo. Se piace seguire questo tipo di programmi, Betty la Fea è sicuramente da vedere.
Postato da: spartacusdue alle ore 07:18 | commenti
categoria: ironia, telenovelle | link |